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Nardò: Al via il Nauna Festival 2026 a Porto Selvaggio

Martedì 14 luglio alle 21 nel Chiostro dei Carmelitani di Nardò arriva la Festa di presentazione ufficiale del Nauna festival, l’appuntamento estivo che porta la musica acustica nel cuore del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, in programma dal 17 luglio all’8 agosto.

Quest’anno i direttori artistici, Enza Pagliara e Dario Muci, hanno scelto di anticipare l’evento con una festa nel cuore della città, come momento di condivisione, scoperta e celebrazione: artisti, organizzatori e ospitiracconteranno il progetto, la sua visione e il programma dell’edizione 2026 attraverso un percorso fatto di immagini, parole e musica, con performance dal vivo, esibizioni artistiche, anticipazioni e incontri che accompagneranno il pubblico all’interno dell’universo del festival. Tra gli ospiti speciali di questo appuntamento anche Manu Théron e Damien Toumi, protagonisti del primo appuntamento, quello del17 luglio dall’Antica Cava della Baia di Porto Selvaggio.Nauna festival proseguirà poi il 25 luglio e il 1 agosto per concludersi poi l’8 agosto: quattro eventi musicali in acustico con ospiti internazionali della world music e della musica di tradizione preceduti da percorsi culturali immersivi nella natura alla scoperta del parco.

Il festival ospiterà Duò LavoàLapò (Manu Théron, Damien Toumi) con una rilettura di canti occitani tra poliritmie e voci; “L’anno più felice della mia vita” (Enza Pagliara, Dario Muci, Alessia Tondo, Davide Ambrogio) con un omaggio alle raccolte italiane di Alan Lomax; “Serenate” (Irene Lungo, Bruno Galeone, Marco Ghezzo), un viaggio dentro la tradizione napoletana; “Le mille e una notte” (Maria Grazia Mandruzzato, Vito De Lorenzi) con fiabe persiane, arabe e indiane.

Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero.

Dettagli su nauna.it e sulle pagine social Nauna Edizioni.

Nauna Festival nasce e cresce in collaborazione con l’Ufficio Parco, il Museo della Preistoria di Nardò e l’Università del Salento, con il sostegno dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Nardò, ed è riconosciuto come Evento Bandiera Blu. Si realizza, inoltre, con la collaborazione di Jungle – Parco Rahò, Il Girone dei Golosi, La Santa – Beata Felicità e Beja-Flor.

Nauna Festival 2026
Dal 17 luglio all’8 agosto
Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano

Nardò (LE)
Un palcoscenico a cielo aperto

Naunafestval è una rassegna di concerti e incontri culturali nel Parco di Porto Selvaggio, per ritrovarsi all’aria aperta, nella pineta, sui prati, tra le Torri e il mare di Nardò, all’ora del tramonto, trasformando questo iconico luogo di Puglia in un palcoscenico a cielo aperto dovel’esperienza dell’ascolto coinvolge lo spettatore in modo immersivo e lo riconnette al paesaggio. 

Sono appuntamenti musicali in acustico, in natura,preceduti da percorsi immersivi alla scoperta del Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, area di oltre 1100 ettari, lungo 7 chilometri di costa neretina, che custodisce, tra l’altro, siti archeologici ritenuti preziosi dalla comunità scientifica internazionale nello studio di uno dei passaggi più importanti della preistoria europea, quello della transizione da uomo di Neanderthal a Homo sapiens.

Partecipazione gratuita e senza prenotazioni.

Consigliati: scarpe comode, bottiglietta d’acqua, spray anti zanzara, cuscino o asciugamani per sedersi.

info

naunacm@gmail.com

LINK UTILI

Sito: www.nauna.it

“CHANTS POPULAIRES DE LA PROVENCE”

Duò LavoàLapò

Manu Théron, Damien Toumi 

17 luglio 2026Antica Cava (Baia di Porto Selvaggio)

Prima del concerto:

“Porto Selvaggio – ecosistemi sommersi, grotte marine e biodiversità”a cura del Prof. Genuario Belmonte(Università del Salento)

Duò LavoàLapò è il progetto di Manu Théron e Damien Toumi, due cantanti e percussionisti uniti dalla passione per la lingua e le tradizioni musicali occitane.
Attraverso due voci e due tamburi a cornice, il duo costruisce un dialogo sonoro intenso, fisico e profondamente evocativo. Le melodie tradizionali vengono rielaborate con libertà creativa, tra poliritmie sorprendenti, armonie mediterranee e intrecci vocali di grande forza espressiva. Il loro lavoro nasce dal desiderio di recuperare e reinventare un immaginario culturale spesso dimenticato, portandolo in una dimensione contemporanea, viva e senza formalismi. Il risultato è una musica potente e magnetica, capace di coniugare radici antiche e ricerca sonora contemporanea.

Antica Cava (nei pressi della Baia di Porto Selvaggio) 

Nel Parco di Porto Selvaggio, e precisamente nella zona denominata “La Lea”, si nota, a pochi metri dalla costa, un ammasso di pietre di varie dimensioni, apparentemente senza alcun significato. Un’analisi più attenta, invece, ci rivela che si tratta di pietrame di risulta di un’antichissima cava di blocchi monolitici. Guardandosi intorno, infatti, è facile individuare un paio di blocchi perfettamente squadrati che giacciano lì da chissà quanti millenni. Portandosi sul ciglio della riva, inoltre, è possibile notare che quel tratto di costa è perfettamente squadrato, ad angolo retto, e le pareti sono perpendicolari alla superficie del mare. Una morfologia tutt’altro che naturale. Continuando ad indagare con lo sguardo, notiamo, a pochi centimetri sotto l’attuale livello del mare, una struttura in pietra di forma perfettamente rettangolare, che farebbe pensare ad un piccolo molo, probabilmente al servizio della cava. Non ci risulta che esistano studi approfonditi sul sito ma l’insieme delle caratteristiche che abbiamo elencato farebbe pensare ad una antichissima cava di blocchi monolitici, forse di epoca messapica, asservita da un piccolo molo di attracco, che veniva utilizzato per trasportare via mare i pesantissimi blocchi di pietra calcarea. Perché una cava di blocchi proprio in quel punto? Perché la stratificazione della roccia calcarea del sito consentiva ai cavatori di estrarre i blocchi praticando solo un taglio verticale della durissima roccia. La vicinanza della cava alla riva, inoltre, permetteva il trasporto dei blocchi via mare, sicuramente più agevole di un trasporto via terra, che sarebbe stato difficilissimo data la natura impervia del terreno circostante.    

Il sito meriterebbe studi archeologici più approfonditi. Resta, comunque, la bellezza e la suggestione del luogo.

“L’ANNO PIU FELICE DELLA MIA VITA”

Omaggio ai repertori tradizionali italiani raccolti da Alan Lomax.

Enza Pagliara, Dario Muci, Alessia Tondo, Davide Ambrogio

25 luglio 2026 – Masseria Torre Nova

Prima del concerto:

“La flora del Distretto della Preistoria di Nardò” a cura del Prof. Piero Medagli(Museo della Preistoria di Nardò)

La mappatura della flora avviata nel Parco mira ad una conoscenza la più completa

possibile della flora al fine di elaborare, successivamente, cartografie floristiche delle

specie più localizzate. Molte specie sono ubiquiste e si rinvengono in molte parti del

Parco, altre sono rare e localizzate, talvolta in habitat puntiformi e quindi più difficili da

osservare poiché spesso si tratta di specie erbacee effimere, cioè a ciclo vegetativo che si

esplica in un brevissimo periodo stagionale.

A settant’anni dal viaggio italiano di Alan Lomax, quattro tra le voci più autorevoli della musica popolare contemporanea, Enza Pagliara, Alessia Tondo, Dario Muci e Davide Ambrogio, danno vita a un progetto che intreccia memoria, ricerca e tradizione orale. “L’anno più felice della mia vita” ripercorre le tappe del lavoro pionieristico di Lomax, che nel 1954 attraversò l’Italia per raccogliere canti, voci e testimonianze delle culture popolari marginali. Attraverso il canto polifonico e arrangiamenti essenziali, il quartetto restituisce forza e autenticità a un patrimonio sonoro ancora vivo. Ogni artista porta in scena una ricerca personale e un’identità territoriale che si fondono in un racconto corale intenso ed evocativo.

“SERENATE”

Canzoni d’amore e d’occasione

Irene Lungo, Bruno Galeone, Marco Ghezzo

1 agosto 2026 – Torre dell’Alto

Prima del concerto:

“Memorie future”a cura della Dott.ssa Filomena Ranaldo (Museo della Preistoria di Nardò)

Camminando nel Parco, il tempo profondo della geologia incontra quello delle piante, degli

animali e delle comunità umane. Ogni roccia conserva la memoria di trasformazioni

ancora in corso, ogni pianta custodisce strategie evolutive che permettono nuovi

adattamenti, ogni animale contribuisce alla costruzione degli ecosistemi, ogni strumento

introdotto dall’uomo modifica il rapporto tra uomo e ambiente e ogni scelta compiuta da

una comunità lascia tracce destinate a essere raccolte dalle generazioni successive.

In questa prospettiva, il patrimonio rappresenta una responsabilità condivisa, la

partecipazione consapevole alle trasformazioni che lo accompagneranno. Il cammino nel

Parco si fa esercizio di osservazione, conoscenza e immaginazione, nel quale il passato

non è il punto di arrivo del racconto, ma il punto di partenza per ciò che intendiamo ancora

costruire.

Il progetto nasce dalle serenate napoletane, dette anche “di posteggia”, molte delle quali composte tra fine Ottocento e primi Novecento. Le serenate sono una forma di musica “di strada” raffinata e popolare: pochi strumenti acustici, una voce protagonista e l’arte di fermarsi davanti a una casa, un balcone, un tavolo per cantare una dedica. La musica prende vita in una formula essenziale: la voce intensa e calda di Irene Lungo si intreccia con il violino di Marco Ghezzo e la fisarmonica di Bruno Galeone. Una parte del repertorio si ispira alla tradizione musicale rom e il progetto studia ulteriori contaminazioni in base al contesto, allo spazio e alla linea curatoriale mantenendo una forte identità artistica.

Torre dell’Alto

Ubicata a circa 50 metri sul livello del mare, su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, venne eretta nella seconda metà del XVI secolo con funzioni difensive su progetto del viceré spagnolo Don Pietro da Toledo che redasse un sistema di controllo delle coste della penisola salentina. Vi si accede attraverso una scalinata a tre arcate ed è fornita di beccatelli, caditoie pensili e merloni per le artiglierie. Nel corso dei secoli la sua destinazione è mutata sebbene mantenga tuttora una funzione di controllo. Il promontorio sul quale si erge è caratterizzato dalla presenza, a distanza ravvicinata, di tre importanti siti frequentati da Neandertal a partire da almeno 150.000 anni fa e una imponente struttura muraria costruita nell’Età del Bronzo.

“LE MILLE E UNA NOTTE”

Fiabe, leggende, canti e poesie della

 tradizione orale persiana, araba e indiana

Maria Grazia Mandruzzato, Vito De Lorenzi

08 agosto 2026 – Masseria Torre Nova

Prima del concerto:

“Artificiale e naturale” a cura del Dott.ssa Filomena Ranaldo (Museo della Preistoria di Nardò)

Quando osserviamo un paesaggio siamo portati a distinguere ciò che definiamo naturale

da ciò che consideriamo artificiale. Le rocce, il mare, gli alberi e gli animali sembrano

appartenere al mondo della natura; i sentieri, i muri a secco, gli strumenti e gli edifici a

quello costruito dall’uomo. Ma questa distinzione è davvero così netta?

Nel Parco non esiste quasi nulla che sia completamente naturale e quasi nulla che sia

completamente artificiale. Il percorso invita quindi a non interpretare il patrimonio come la

giustapposizione di beni naturali, archeologici e storici, ma come l’espressione di un

processo di coevoluzione che, dal Paleolitico fino alle sfide contemporanee

dell’intelligenza artificiale e della crisi ecologica, continua a ridefinire il significato stesso di Natura.

Le mille e una notte è una famosa raccolta di racconti popolari di origine persiana, araba e indiana, tramandati oralmente per molti secoli.
Gli autori dell’opera sono in gran parte ignoti, ma le storie hanno affascinato generazioni di lettori in tutto il mondo.
La protagonista è Shahrazād, una giovane donna molto intelligente che racconta ogni notte una nuova storia al sultano.
I racconti parlano di magia, avventure, amore, viaggi e misteri, creando un’atmosfera ricca di fantasia.
Tra i personaggi più celebri ci sono Aladino, Alì Babà e Sinbad il marinaio, diventati simboli della narrativa orientale.


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