“UN GRADINO IN AVANTI”, L’IMPEGNO DELL’UNIVERSITÀ DEL SALENTO PER LE VITTIME DI VIOLENZA DI GENERE
Una scala dipinta, una tavola rotonda, la musica di Rachele Andrioli: il Dipartimento
di Scienze Umane e Sociali dell’Università del Salento trasforma uno spazio
accademico in luogo di memoria e impegno civile. Una scala colorata, un coro, una
sala piena. UniSalento ha celebrato oggi pomeriggio “Un gradino in avanti. Costruire oltre la rabbia”, l’iniziativa ideata dalle studentesse e dagli studenti per tenere alta l’attenzione sulla violenza di genere.
Ad aprire i lavori – nell’atrio dell’Edificio 5 del Complesso Studium 2000 – i saluti
della professoressa Anna Maria Cherubini, delegata alle Politiche di genere, e del
prorettore alla Ricerca Giuseppe Ciccarella. A seguire, la tavola rotonda “Violenza di
genere e forme di resistenza”, animata da docenti, ricercatori e ricercatrici del
DiSUS, che ha attraversato le dimensioni strutturali, culturali e simboliche del
fenomeno.
Alle 17:30 l’inaugurazione della scala — cuore simbolico dell’iniziativa — ha riunito
istituzioni, accademia e società civile. Presenti la rettrice Maria Antonietta Aiello, il
direttore del Dipartimento Mariano Longo, il prefetto di Lecce Natalino Manno e
rappresentanti delle istituzioni comunali, provinciali e regionali. A seguire,
l’intervento delle studentesse Cristina Giaquinto e Carolina Cardea in rappresentanza di Udu Lecce – Sindacato Studentesco, e il tributo musicale di Rachele Andrioli & Coro a coro. Negli spazi adiacenti, in mostra i poster di ricerca realizzati da dottorandi, ricercatori e studenti sul tema della violenza di genere.
«La violenza di genere non è un’emergenza che si dichiara e poi si archivia: è una
ferita che attraversa generazioni e strutture», ha dichiarato la rettrice Maria
Antonietta Aiello. «Che questa iniziativa sia nata dagli studenti e dalle studentesse del DiSUS è il segnale più incoraggiante che potessimo ricevere: significa che l’università forma cittadini capaci di guardare il mondo con occhi critici e con il coraggio di agire. Questo gradino in avanti lo saliamo insieme».
«Gli studenti e le studentesse del Dipartimento di Scienze umane e Sociali hanno
scelto di manifestare il loro impegno nella lotta alla violenza ricordando alcune
vittime di femminicidio lungo le scale del Dipartimento. La cerimonia – ha detto
Cherubini – è stata organizzata nella giornata che ogni anno il Dipartimento dedica
alla ricerca, quest’anno dedicata a studi sulla violenza in varie discipline e si è
conclusa con il canto di “Coro a coro”: dal ricordo di chi non c’è più è nata una
celebrazione della vita».
«La presenza delle istituzioni in momenti come questo non è un atto formale», ha
commentato il prefetto Natalino Manno. «È la conferma che lo Stato prende sul serio la violenza di genere come priorità civile e non come questione privata. Il lavoro culturale che fa l'università in questo campo è insostituibile e merita sostegno pieno».
«Non basta parlare di educazione all’affettività se poi, nei fatti, continuiamo a vivere in una società che non garantisce pari diritti e pari opportunità», ha ribadito il professor Mariano Longo, direttore del DiSUS. «La violenza di genere non è solo un problema individuale, ma un fenomeno strutturale. Serve un impegno coerente e concreto affinché tutta la comunità sia effettivamente portatrice degli stessi diritti e delle stesse possibilità».
«Siamo partite da una domanda semplice: cosa possiamo fare noi, qui, adesso?»,
hanno dichiarato Cristina Giaquinto e Carolina Cardea di Udu Lecce. «Questa scala
è la nostra risposta. Non è solo un’opera d’arte: è un atto politico, è un impegno che ci prendiamo ogni giorno, dentro e fuori dall’università. La rabbia può diventare
costruzione: bisogna solo decidere di salire».
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