Il Giovanni Paisiello Festival è giunto alla sua ventesima edizione e si festeggerà questo importante traguardo incentrandolo su una sorta di “ritorno alle origini”, ovvero su Napoli e sul mito della sua “scuola musicale” già alimentato durante il Settecento, idealizzato nell’Ottocento romantico e infine radicato nella storiografia musicale novecentesca. Napoli è la seconda patria di Paisiello, il vivaio dei compositori che si specializzavano in uno dei quattro Conservatori per poi emigrare verso una o più capitali europee. Provenienti dalle provincie del regno, tanti operisti trovavano nella città di Partenope il luogo di “formazione” ma molto spesso non di “affermazione” poiché era un ambiente culturale già saturo di musica e di committenze, e pertanto erano costretti a esordire a Roma, nel Nord Italia (come Paisiello) o all’estero. Napoli è stata anche un crogiolo di esperienze teatrali disparate e un laboratorio sperimentale di scritture sceniche legate alla sfera della commedia all’improvvisa. La maschera di Pulcinella ne esprime il senso più profondo e infatti sarà protagonista della farsetta musicale che chiuderà il festival al Teatro Comunale Fusco: la Claudia vendicata (Napoli, Teatro dei Fiorentini carnevale 1769) che con il titolo alternativo di Pulcinella vendicato nel ritorno di Marechiaro e con alcune licenze rispetto all’autografo paisielliano (che qui, invece, sarà seguito alla lettera) è stata rappresentata al Teatro Bellini di Napoli nel 2001sotto la direzione di Antonio Florio e poi confluita in un’incisione discografica. Il compito di concertare l’ensemble barocco del Giovanni Paisiello Festival spetterà al maestro grecoIasonMarmaras alla guida di uno squisito gruppo di giovani cantanti capitanato da Mimmo Colaianni, il massimo esperto a livello internazionale dei ruoli di buffo comico. La fresca regia di Piero Mastronardi spoglierà Pulcinella dai facili stereotipi per attualizzarne la sensibilità pur nel rispetto della drammaturgia fantasiosa e disordinata che il librettista Francesco Cerlone aveva congegnato. Si tratterà di un esperimento di “OperaStudio” capace di restituire tutta la vitalità teatrale di quel repertorio farsesco i cui moduli arrivano fino alla filmografia di Totò. Una preventiva e approfondita guida all’ascolto che si svolgerà,sempre al Fusco, due giorni avanti alla premiére darà modo al pubblico di gustare i tanti dettagli che il giovane Paisiello aveva sparso nella sua gustosa partitura. Durante la serata conclusiva verrà inoltre assegnato il tradizionale Premio “Giovanni Paisiello Festival”, ambito riconoscimento che gratifica gli sforzi di riscoperta delle musiche paisielliane operati da artisti, studiosi e istituzioni.
L’attenzione al Novecento e alla contemporaneità, e l’idea che la musica di Paisiello e del Settecento dei Lumi possa ancora incidere sul nostro presente, ha portato a due ulteriori eventi: da un lato la presentazione della recente monografia di Tino Sorino su Nino Rota, pugliese d’adozione, docente al Paisiello di Taranto e poi direttore del Conservatorio di Bari, scopritore dei titoli paisielliani e di Piccinni che volle rimettere in scena con i ragazzi dell’istituto che dirigeva, nel rispetto di questa ricchissima tradizione musicale del nostro Meridione; dall’altro lato un concerto commissionato alla classe di composizione del Conservatorio Paisiello dove le musiche di nuova ideazione sono chiamate a misurarsi con alcuni aspetti dell’arte paisielliana per omaggiarla attraverso i nuovi linguaggi (non a caso si è voluto intitolare l’evento “Le nuove musiche”, a dimostrazione di come la novità presente possa provenire da un passato glorioso).
Concludiamo questa presentazione, iniziata dalla fine, con l’esposizione dell’appuntamento inaugurale: torna la Notte paisielliana, già sperimentata con successo nelle passate edizioni e quest’anno più ricca che mai: nove eventi (il numero delle Muse…) tra loro diversissimi per natura e cronologia (basti pensare che prendendo ad esempio il solo ambito strumentale, si spazierà dal “cornetto”, uno strumento del Rinascimento, al sax per arrivare fino alla chitarra elettrica), dislocati nei luoghi culturali più significativi di Taranto vecchia per ribadire l’importanza che per il festival rappresenta l’isola e chi la abita. Qui è nato e cresciuto Paisiello e da qui potrà partire la rinascita della città che deve essere innanzitutto una rigenerazione culturale.
Lorenzo Mattei, direttore artistico del Giovanni Paisiello Festival.
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